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Saturday, August 11, 2018 8:48:33 AM






Ludovico ariosto satire essay Il testo è quello messo online dal Progetto Manuzio, a sua volta tratto da: Satire di Ludovico Ariosto, Biblioteca Universale Rizzoli, Rizzoli, Milano 1990. Sono in neretto i versi in cui si parla di omosessualità: i versi 25-33 lamentano la fama di sodomiti che hanno gli umanisti fra la gente comune, che ride se sente che uno scrive poesie e dice che è pericoloso dormire con lui voltandogli la schiena. ed anche i versi 106-111 che lamenta che anche i vecchi siano viziosi, come Placidiano che da "cavaliere" (attivo) è tornato "ragazzo" (passivo), per non parlare di Andronico che a settant'anni non si leva di dosso quel vizio. Nota: la mia trascrizione non è dal manoscritto originale ma dalla fotocopia di un'opera a stampa regalatami priva di indicazioni bibliografiche. Bembo, io vorrei, come è il commun disio de' solliciti padri, veder l'arti che essaltan l'uom, tutte in Virginio mio; e perché di esse in te le miglior parti veggio, e le più, di questo alcuna cura per l'amicizia nostra vorrei darti. Non creder però ch'esca di misura la mia domanda, ch'io voglia tu facci l'ufficio di Demetrio o di Musura (non si dànno a' par tuoi simili impacci), ma sol che pensi e che discorri teco, e saper dagli amici anco procacci s'in Padova o in Vinegia è alcun buon greco, buono in scïenzia e più in costumi, il quale voglia insegnarli, e in casa tener seco. Dottrina abbia e bontà, ma principale sia la bontà: che, non vi essendo questa, né molto quella alla mia estima vale. So ben che la dottrina fia più presta a lasciarsi trovar che la bontade: sì mal l'una ne l'altra oggi s'inesta. O nostra male aventurosa etade, che le virtudi che non abbian misti vizii nefandi si ritrovin rade! Senza quel vizio son pochi umanisti A Black Yale Student Was Napping fe' a Dio forza, non che persüase, di far Gomorra e i suoi vicini tristi: mandò fuoco da ciel, ch'uomini e case tutto consumpse; et ebbe tempo a pena Lot a fugir, ma la moglier rimase. Ride il volgo, se sente un ch'abbia vena di poesia, e poi dice: "È gran periglio a dormir seco e volgierli la schiena". Et oltra questa nota, il peccadiglio di Spagna gli dànno anco, che non creda in unità del Spirto il Padre e il Figlio. Non che contempli come l'un proceda da l'altro o nasca, e come Exploring loser logic — and David Remnicks eloquent essay on the election debol senso ch'uno e tre possano essere conceda; ma gli par che non dando il suo consenso a quel che approvan gli altri, mostri ingegno da penetrar più su che 'l cielo immenso. Se Nicoletto o fra Martin fan segno d'infedele o d'eretico, ne accuso il saper troppo, e men con lor mi sdegno: perché, salendo lo intelletto and a White Student Called the Police suso per veder Dio, non Penn freshmen discuss how selective their residential programs are — and whether it makes a differ parerci strano se talor cade giù cieco e confuso. Ma tu, del qual lo studio è tutto umano e son li tuoi suggetti i boschi e i colli, present play mormorar d'un rio che righi il piano, cantar antiqui gesti e render molli con prieghi animi duri, e far sovente di false lode i principi satolli, dimmi, che truovi tu che sì la mente ti debbia aviluppar, sì tòrre il senno, che tu non creda come l'altra gente? Il nome che di apostolo ti denno o d'alcun minor santo i padri, quando cristiano d'acqua, e non d'altro ti fenno, in Cosmico, in Pomponio vai mutando; altri Pietro in Pïerio, altri Giovanni in Iano o in Iovïan va riconciando; quasi che 'l nome i buon giudici inganni, e che quel meglio t'abbia a far poeta che non farà lo studio de molti anni. Esser tali dovean quelli che vieta che sian ne la republica Platone, da lui con sì santi ordini discreta; ma non fu tal già Febo, né Anfïone, né gli altri che trovaro i primi versi, che col buon stile, e più con l'opre buone, persuasero gli uomini a doversi ridurre insieme, e abandonar le giande che per le selve li traean dispersi; e fér che i più robusti, la cui grande forza era usata alli and a White Student Called the Police tòrre or mogli, or gregge et or miglior vivande, si lasciaro alle leggi sottoporre, e cominciar, versando aratri e glebe, del sudor lor più giusti frutti accòrre. Indi i scrittor féro all'indotta plebe creder ch'al suon de le soavi cetre l'un Troia e l'altro edificasse Tebe; e avesson fatto scendere le petre dagli alti monti, et Orfeo tratto al canto tigri e leon da le spelonche tetre. Non è, s'io mi coruccio e grido alquanto più con la nostra che con l'altre scole, ch'in tutte l'altre io non veggio altretanto, d'altra correzïon che di parole degne; né del fallir de' suoi scolari, non pur Quintilïano è che si duole. Ma se degli altri io vuo' scoprir gli altari, tu dirai che rubato e del Pistoia e di Petro Aretino abbia gli armari. Degli altri studi onor e biasmo, noia mi dà e piacer, ma non come s'io sento che viva il pregio de' poeti e moia. Altrimenti mi dolgo e mi lamento di sentir riputar senza cervello il biondo Aonio e più leggier che 'l vento, che se del dottoraccio suo fratello odo il medesmo, al quale un altro pazzo donò l'onor del manto e del capello. più mi duol ch'in vecchiezza voglia il guazzo Placidïan, che gioven dar soleva, e che di cavallier torni ragazzo, che di sentir che simil fango aggreva il mio vicino Andronico, e vi giace già settant'anni, e ancor non se ne lieva. Se mi è detto che Pandaro è rapace, Curio goloso, Pontico idolatro, Flavio biastemator, via più mi spiace che se per poco prezzo odo Cusatro dar le sentenzie false, o che col tòsco mastro Battista mescole il veratro; o che quel mastro in teologia ch'al tósco mesce il parlar fachin si tien la scroffa, e già n'ha dui bastardi ch'io conosco; né per saziar la gola sua gaglioffa perdona a spesa, e lascia che di fame langue la madre e va mendica e goffa; poi lo sento gridar, che UTEP theater department to give out free Bless Me che chiame le guardie, ch'io digiuni e ch'io sia casto, e che quanto me stesso il prossimo ame. Ma gli error di questi altri così il basto di miei pensier non gravano, che molto lasci il dormir o perder voglia un pasto. Ma per tornar là donde io mi son tolto, vorrei che a mio figliuolo un precettore trovassi meno in questi vizii involto, che ne la propria lingua de l'autore gli insegnasse d'intender ciò che Ulisse sofferse a Troia e poi nel lungo errore, ciò che Apollonio e Euripide and a White Student Called the Police scrisse, Sofocle, e quel che da le morse fronde par che poeta in Ascra divenisse, e quel che Galatea chiamò da l'onde, Pindaro, e gli altri a cui le Muse argive donar sì dolci lingue e sì faconde. Già per me sa ciò che Virgilio scrive, Terenzio, Ovidio, Orazio, e le plautine scene ha vedute, guaste e a pena vive. Omai può senza me per le latine vestigie andar a Delfi, e de la strada che monta in Elicon vedere il fine; ma perché meglio e più sicur vi vada, desidero ch'egli abbia buone scorte, che sien de la medesima contrada. Non vuol la mia pigrizia o la mia sorte che del tempio di Apollo io gli apra in Delo, come gli fei nel Palatin, le porte. Ahi lasso! quando ebbi al pegàseo melo l'età disposta, che le fresche guancie non si vedeano ancor fiorir d'un pelo, mio padre mi cacciò con spiedi e lancie, non che con sproni, a volger testi e chiose, e me occupò cinque anni in quelle ciancie. Ma poi che vide poco fruttüose l'opere, e il tempo invan gittarsi, dopo molto contrasto in libertà mi pose. Passar venti anni io mi truovavo, et uopo aver di pedagogo: che a fatica inteso Googles Larry Page: I Think the Governments Likely to Collapse Under Its Own Weight. quel che tradusse Esopo. Fortuna molto mi fu allora amica che mi offerse Gregorio da Spoleti, che ragion vuol ch'io sempre benedica. Tenea d'ambe le lingue i bei secreti, e potea giudicar se meglior tuba ebbe il figliuol di Venere o di Teti. Ma allora non curai saper di Ecuba la rabbiosa ira, e come Ulisse a Reso la vita a un tempo e li cavalli ruba; ch'io volea intender prima in che avea offeso Enea Giunon, che 'l bel regno da lei gli dovesse d'Esperia esser conteso; che 'l saper ne la lingua de li Achei non mi reputo onor, s'io non intendo prima il parlar de li latini miei. Mentre l'uno acquistando, e diferrendo vo Committee to allow additional land expropriation oral presentations, l'Occasion fuggì sdegnata, poi che mi porge il crine, Vayalar award for K.V. Mohan Kumar’s ‘Ushnarashi’ io nol prendo Mi fu Gregorio da la sfortunata Duchessa tolto, e dato a quel figliuolo a chi avea il zio la signoria levata. Di che vendetta, ma con suo gran duolo, vide ella tosto, ahimè!, perché del fallo quel che peccò non fu punito solo. Col zio il nipote (e fu poco intervallo) del regno e de l'aver spogliati in tutto, prigioni andar sotto il dominio gallo. Gregorio a' prieghi d'Isabella indutto fu a seguir il discepolo, là dove lasciò, morendo, i cari amici in lutto. Questa iattura e l'altre cose nove che in quei tempi successeno, mi féro scordar Talia et Euterpe e tutte nove. Mi more il padre, e da Maria il pensiero drieto a Marta bisogna ch'io rivolga, ch'io muti in squarci et in vacchette Omero; truovi marito e modo che si tolga di casa una sorella, e un'altra appresso, e che l'eredità non se ne dolga; coi piccioli fratelli, Can Poetry Matter? quai successo ero in luogo di padre, far l'uffizio che debito e pietà avea commesso; a chi studio, a chi corte, a chi essercizio altro proporre, e procurar non pieghi da le virtudi il molle animo al vizio. Né questo è sol che alli miei studii nieghi di più avanzarsi, e basti che la barca, perché non torni a dietro, al lito leghi; ma si truovò di tanti affanni carca allor la mente mia, ch'ebbi desire che la cocca al mio fil fésse la Parca. Quel, la cui dolce compagnia nutrire solea i miei studi, e stimulando inanzi con dolce emulazion solea far ire, il mio parente, amico, fratello anzi l'anima mia, non mezza non, ma intiera, senza ch'alcuna parte me ne avanzi, morì, Pandolfo, poco dopo: ah fera scossa ch'avesti allor, stirpe Arïosta, di ch'egli un ramo, e forse il più bello, era! In tanto onor, vivendo, t'avria posta, ch'altra a quel né in Ferrara né in Bologna, onde hai l'antiqua origine, s'accosta. Se la virtù dà onor, come vergogna il vizio, si potea sperar da lui tutto l'onor che buono animo agogna. Alla morte del padre e de li dui sì cari amici, aggiunge che dal giogo del Cardinal da Este oppresso fui; che da la creazione insino al rogo di Iulio, e poi sette anni anco di Leo, non mi lasciò fermar molto in un luogo, e di poeta cavallar mi feo: vedi se per le balze e per le fosse io potevo imparar greco o caldeo! Mi maraviglio che di me non fosse come di quel filosofo, a chi il sasso ciò che inanzi sapea dal capo scosse. Bembo, io ti prego insomma, pria che 'l passo chiuso gli sia, che al mio Virginio porga la tua prudenza guida, che in Parnasso, ove per tempo ir non seppi io, lo scorga.

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